20 aprile 2009

Pochi ma cattivi

I 140 disperati nel mare aperto, su una linea immaginaria di demarcazione delle acque territoriali, sono l'emblema della comunità umana.

Da una parte le moltitudini che hanno solo un valore commerciale pari alla "differenziata" di Pianura, ovvero immondizia da seppellire a guadagno di chissà quale collaborazione tra governi, dall'altra il numero ristretto di chi emerge dal nulla ontologico e comanda sui meridiani e paralleli, sulle acque marine mobili create in verità senza padroni e per questo illegali e che, in nome di un disegno astratto, muove politiche e economie.

Da una parte donne incinta e bambini che non hanno un destino né un altare dove proclamarli santi, perché non muoiono per le cause sante, dall'altra il numero ristretto di sacerdoti del potere che valutano opportunamente quale vita sia degna di memoria e di celebrazioni.
Ho sofferto queste ore dense di chemio di tutti i dolori ossei possibili: eppure erano leggiadri di fronte alla devastazione dei senza speranza.

A vivere su questo pianeta se ne esce pazzi: il male non è mai abbastanza, offre versioni nel tempo più raffinate tanto che ci si augura il meno male possibile.
Ora il meno male possibile di quei 140 è stato approdare in Italia: detto così sembra una grazia di dio ma gli "sfollati" di Lampedusa sanno bene che è solo un' altra faccia dello stesso dolore.
Il loro prossimo obiettivo sarà quello di campare che vorrà dire accattonare, non sperare, non costruire.

Il pensiero delle moltitudini in fuga o dei popoli sottoposti a dittature feroci o di paesi fintamente democratici risucchiati dal midollo nelle spire televisive e nelle squallide propagande dei loro presidenti felici inquieta i miei giorni e mi spinge a dissociarmi dalla comunità dei predatori.

Si fa fatica a vivere e a farlo nel numero della moltitudine.

E' vero che tutti possono contribuire e sono partecipi in qualche modo al grande malessere collettivo ma non posso non vedere che esiste una realtà e una condizione in cui l'uomo è vittima innocente. E lo è quando copre gli ultimi posti della comunità.
Sarà per questo che mi affascina la figura di Cristo: per essere innocente non poteva parlare dall'alto di una cattedra nè organizzare un esercito nè scuotere uno scettro.
Non gli restava che l'ultimo posto.
Tutti quelli che parlano a nome suo da un punto di osservazione privilegiato, tutti quelli che credono di rifarsi ai suoi insegnamenti dalla buvette di un Parlamento sono degli impostori.
Per difendere l'innocente, bisogna farsi innocenti e condividere la pena con chi fatica a vivere.

La distanza tra i pochi e i molti, tra i responsabili di governi e i governati, tra i capi G8, G20, Onu, Ue e il resto fuori dall'uscio è una distanza sempre galattica che ha finito per svuotare di senso i loro meeting, le loro diplomazie.
Così riunirsi per ribadire una politica contro il razzismo mentre si va a cena tranquillamente con i razzisti è un giochino perverso con un meccanismo che prima o poi si inceppa.
Così defilarsi dai meeting sul razzismo in nome di un presunto amore per Israele, nasconde la cattiva coscienza di chi difende ciò che oggi è indifendibile in nome di un valore che non applica su nessuna altra comunità.
Il linguaggio politico è ipocrita e ipocrite sono le cancellerie, le strategie, l'etica degli stati che credono di poter "educare" al diritto.
Si assomigliano tutti quei pochi privilegiati che oggi sparano su Israele e domani lo proteggono o che in nome di dio vogliono la giustizia salvo non applicarla alle donne, agli omosessuali, ai non praticanti del loro ferocissimo dio.

I popoli stanno fuori, stanno a guardare mentre privati di tutto vengono sfamati di emozioni e di miti.
I popoli mossi dalla pancia seguono gli umori gastrici e lo sanno bene i cuochi del grande banchetto privato.
Forse per questo amo Cristo perchè ha saputo spiegarmi e testimoniarmi che non di solo pane vive l'uomo.
Non di sola pancia.

Eppure ritornando ai 140, mi chiedo come far loro giustizia se non cominciando a restituirgli proprio le fondamenta di un'esistenza dignitosa: il cibo, la casa, il lavoro di cui vivere.
Ma i pochi dicono che non si può, che c'è la crisi, che ci sono le guerre, che è colpa degli arabi, che è colpa degli americani.
Intanto mangiano e ingrassano.

5 Comments:

Blogger sileno said...

"...perché non muoiono per la cause sante..."
Questa considerazione giustifica tutto, quali obblighi abbiamo nei confronti di coloro che non hanno capacità di acquisto, ma vogliono mangiare, di coloro che magari non credono al nostro dio, ma pensano che il loro sia il vero dio e poi non votano nemmeno e nemmeno vorremmo che votassero, allora meglio ignorare la loro esistenza no?
Poi, magari ci servono per fare tanti lavoretti in nero e sottopagati, tanto mica possono protestare.
Sileno

21/4/09 01:11  
Blogger Sesamo said...

Leggerti mi è venuto semplice, attorno a me si è creato silenzio e questo significa molto per me. Significa che parla la mente assieme al cuore. L'analisi profonda sul senso del Cristianesimo la condivido nella sua elementare e ferrea logica. Resta tutto il resto, resta il mondo che ci sfugge e ci sfuggirà. Io vivo defilato, l'orizzonte della mia terra mi aiuta e il mare mi "apre". Un 'ultima cosa: ho sempre letto con molto cinismo i "profili personali" tranne il tuo: ho deciso che è vero, straordinario. Lo difenderò a qualunque costo dagli insulti della realtà. Tornerò a leggerti. Buona serata

22/4/09 15:23  
Blogger Arnicamontana said...

mia cara, condivido come sempre le tue riflessioni, oggi ho pubblicato anch'io il mio lamento, perché ci sono dei giorni davvero di "troppo pieno". Ti abbraccio con affetto Angela

22/4/09 20:17  
Blogger evergreen said...

Tremenda diagnosi di verità contenuta in queste infuocate, indignate e condivisibili osservazioni!

24/4/09 18:13  
Blogger evergreen said...

L'ho voluto rileggere e probabilmente lo leggerò ancora. Alcuni passaggi, come quello che richiama l'Innocente per eccellenza il quale campeggia tristemente la nostra storia desolata e carica di ingiustizie così come quello che Lo mostra splendido e vittorioso sul pinnacolo del Tempio delle nostre falsità e delle nostre ipocrisie, sono da meditare a lungo!
La tua è una denuncia spietatamente vera che interpella la coscienza di tutti.

25/4/09 16:52  

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