2 aprile 2009

A lezione da Chomsky

Da Il governo del Futuro:
(1970)

"Nella democrazia capitalista il sistema funziona... in un ambito ristretto...al suo interno il funzionamento è enormemente condizionato dalle concentrazioni di potere privato, dalle modalità passive e autoritarie di pensiero che sono indotte da istituzioni autocratiche quali le industrie sono...

Capitalismo e democrazia sono fondamentalmente inconciliabili...

Ci sono processi di concentrazione del controllo che avvengono nel sistema politico e in quello industriale.
Per quanto attiene al primo...il ruolo del parlamento per la formulazione delle politiche è in declino dalla Seconda guerra mondiale in poi...l'esecutivo diventa più potente quanto più diventano significative le funzioni statali...

Purtroppo le canaglie non si possono far fuori con il voto, perché semplicemente non sono mai state elette. I grandi manager e gli avvocati delle multinazionali che occupano i posti di preminenza nell'esecutivo (assistiti sempre più da una classe dirigente di provenienza accademica) restano al potere a prescindere da chi si elegge...

Il primo concetto di stato che ho voluto presentare come punto di riferimento è quello del liberalismo classico. Secondo questa teoria, la funzione statale dovrebbe essere drasticamente limitata. Tale caratterizzazione è però assai superficiale.
In senso più profondo, infatti, la dottrina liberale classica trova origine in quella concezione della natura umana che conferisce grande importanza alla diversità e alla libera creatività. Di conseguenza essa si contrappone al capitalismo industriale e alla schiavitù salariata, al lavoro alienato, ai princìpi gerarchici e autoritari dell'organizzazione socioeconomica,
A livello ideale, il liberalismo classico entra in conflitto con i concetti dell'individualismo possessivo che sono connaturati all'ideologia capitalista.
Tende per questo a spezzare le catene sociali per rimpiazzarle, non però con l'avidità competitiva, con l'individualismo predatorio, e neppure, ovviamante con gli imperi monopolistici, privati o statali, bensì con legami sociali.
Mi pare dunque che una volta conosciuto il capitalismo industriale, il liberalismo classico non possa che condurre al socialismo libertario o, se volete, all'anarchia.

...la democrazia è in larga parte una finzione se il sistema industriale viene controllato da una forma di aristocrazia elitaria: proprietari, manager, tecnocrati, avanguardie di partito, burocrazia statale ecc. In condizioni di predominio autoritario, non è possibile realizzare gli ideali del liberalismo classico, che erano condivisi anche da Marx e Bakunin e tutti i veri rivoluzionari.
In altri termini, gli uomini non saranno liberi di ricercare e creare, di sviluppare appieno le loro potenzialità; l'operaio resterà un frammento umano svilito, uno strumento del processo produttivo guidato dall'alto.
In questo senso, nelle società industriali le concezioni del socialismo libertario e rivoluzionario sono state represse negli ultimi cinquant'anni, quando hanno prevalso le ideologie del socialismo di stato e del capitalismo di stato.

...se la sinistra saprà dimenticare le sue tendenze suicidarie...il problema della società industriale su basi davvero democratiche, con un controllo popolare sia sui luoghi di lavoro sia nella comunità, dovrebbe diventare l'istanza intellettuale prevalente per chi è sensibile alle tematiche del mondo moderno...mentre si svilupperà come spero, un movimento di massa per il socialismo libertario e rivoluzionario, le speculazioni dovrebbero cedere il posto all'azione."

(ps. quando gli esperti dicono che la democrazia è in pericolo non so più di quale democrazia parlino...diciamo che l'ordine costituito è in pericolo perché le disuguaglianze di cui parla oggi l'economista Fitoussi sono le verità indiscutibili che non si possono più nascondere.
Sos a Chiara Milanesi: sarebbe illuminante una tua lezione ora, in forma di post, sul socialismo libertario di cui parla Chomsky.

5 Comments:

Blogger Chiara Milanesi said...

Angelita, tocchi un tasto doloroso. Per quanto molte posizioni di Chomsky siano interessanti e mi siano particolarmente care, non riesco ad avere un moto di fastidio pensando a quando Chomsky firmò la petizione per difendere la libertà d'espressione di Robert Faurisson, il negazionista francese che aveva negato l'esistenza delle camere a gas. E non si era trattato di un errore di gioventù visto che la petizione circolò all'inizio degli anni '80. All'epoca Chomsky aveva una cinuqantina d'anni...

2/4/09 15:48  
Blogger Angela said...

Sì, comprendo il fastidio e condivido. Non sapevo di questa posizione. Per quel poco che ho appreso del mondo anglo-americano non mi stupisce: per lui dovrebbe essere una posizione di principio che Faurisson esprima pure il negazionismo come libertà d'espressione ma Chomsky può a sua volta negare Faurisson.
Credo che sia una posizione da intellettuale accademico e non da politico o da papa.
Se Faurisson militasse in un partito, non credo che Chomsky vi militerebbe...comunque, bisognerebbe saperne di più.
Ah, quanto mi piacerebbe stare a Aix en Provence e venire alle tue lezioni!

2/4/09 21:30  
Blogger l'incarcerato said...

Bella lezione che ci hai dato Angela, ovviamente citando Chomsky.

Ma per adesso sono convinto che il primo passo sia la nazionalizzazione. Questo appunto per avere un controllo popolare sui luoghi di lavoro.

Ovviamente, come la Storia ci insegna, c'è il rischio che ciò sfoci nel capitalismo di Stato. Per questo prima ci vorrebbe un rinnovamento culturale, e sinceramente i partiti chiamati "radicali" come Rifondazione un passo importante già lo hanno fatto. Ed è quello che è nato durante i social forum, ovvero la cosiddetta democrazia partecipativa.

3/4/09 14:00  
Blogger Arnicamontana said...

cara Angela, passo per lasciarti un abbraccio di pioggia :-)

3/4/09 17:14  
Blogger Franca said...

Io credo che la democrazia ormai sia solo apparente...

4/4/09 18:27  

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