15 dicembre 2007

Infelicitade

Siamo pubblicamente e autorevolmente chiamati alla consapevolezza della nostra storia.
Il New York Times non fa che dire ad alta voce quello che migliaia di blogger e gente chiusa nelle case sospira da tempo: la depressione ci attanaglia il cuore.
Badate bene, la coscienza si è risvegliata non appena a rimetterci sono state le nostre tasche; finchè i soliti ladri e i soliti delinquenti armeggiavano intorno alle casse dello Stato e negli affari nazionali rapinando questo paese delle sue ricchezze, della dignità e del futuro, ma il nostro shopping natalizio era soddisfacente, fintanto che le televisioni ci intrattenevano di sera senza chiederci troppo impegno, come a scuola o in ufficio, mentre invece infiltravano nell'immagine e nella mente "un'idea del nulla" per assopire i cervelli e l'anima, abbiamo girato lo sguardo dentro il nostro cerchio e operato per salvare la propria sfera.
Ora le sfere urtano, si sfregano, qualcuna si incrina e qualcun'altra esplode: è il maremoto, per noi abituati a galleggiare verso l'abisso in placida resa e totale leggerezza, un evento epocale e drammatico.
Ora lo sguardo-dentro diventa interrogativo pieno di angoscia: il cerchio non è che una stanza chiusa, claustrofobica. Qualcuno si sbrana all'interno e lo colora di sangue: l'autoeliminazione o l'aggressione cannibalesca a chi più amiamo, sembra un urlo di bestia in chi non si riconosce più uomo.
La sofferenza e il dolore si addensano sulla parete della sfera: il pianto giunge dalle fabbriche di Torino, come dalle strade dell'Iraq.
In polvere le illusioni che la felicità sia un 'isola lontana, con le palme: lì ci troveremo invece gli industriali e i finanzieri e i petrolieri che ci hanno mangiato il presente e il futuro e reso lontano e incomprensibile il passato.
Alle sfere incrinate, giungono voci di materia decomposta: gli uomini della menzogna che raccontano favole di conquiste interstellari e di benessere universale se gli dai il voto ovvero la coscienza ovvero l'ultimo anelito di respiro che resta. Hanno "il sole in tasca": appunto, ad avvicinarsi c'è il rischio di liquefazione. Loro succhiano dalla sfera degli altri l'ossigeno vitale: quanti milioni di italiani sono ormai baccelli vuoti e rinsecchiti, in fila ai gazebo, senza luce!
Qualche sfera vuole fare la furba, defilarsi, scappare dal giudizio della storia: i numeri non bastano per salvare un paese. Ci vuole il cuore. Ma quel muscolo inutile gli è stato tolto fin dalla nascita altrimenti non avrebbero potuto sedersi sugli scranni del potere e mangiare alla stessa tavola degli impostori.
E questo mondo infelice di italiani chiede all'implacabile mondo americano: e voi dove eravate, mentre uomini indegni ci consegnavano al macero?
Questa non è più l'Italia di Fellini, perchè l'uomo mercantile che vive dovunque in Occidente, non ha più un'anima: ha venduto anche quella. Dunque America, specchiati! Questo è il degrado, figlio di Wall Street.
Sei tu che hai fatto affari con coloro che ci detestano e ci regalano oggi sorrisi di cartapesta.
La disgregazione del nostro mondo è stata più rapida, più evidente, nell'Europa dei potenti, perchè mondo più fragile, giovane democrazia vestita da madre di famiglia ma in verità puttana di notte e beghina di giorno. Sì, questo paese sta in declino...lasciamolo declinare verso la fine di se stesso, portasse via all'inferno con sé tutti i demoni vegliardi che hanno custodito i penati del loro interesse, i ricattattori e i mediocri che hanno visto e chiuso le imposte, dentro la loro sfera di delitti e defecazioni.
Quando non ci sarà più nulla da prendere, non rimarrà che la scelta, la stessa che ha oggi il mondo di fronte alla sua sopravvivenza: implodere o uscire dalla sfera. Con una pala in mano, per raccogliere i rifiuti e le macerie.
E quei giovani trentenni che Grillo vorrebbe al posto degli anziani inefficienti saranno in grado di portare tanto dolore? E di questo dolore farne loro maestro e strada verso la cura dell'altro?
Non saranno gli studi ad Harvard, nè i master e le lingue e le conoscenze tecnologiche a salvare il destino di un paese: sarà semmai l'aver creduto ad un nuovo stile di convivenza con il pianeta e i suoi abitanti. Aver fatto della sfera la casa comune, dove c'è spazio per chi è al di sotto dell'income tanto da non chiamarsi più uomo ma povero e per un territorio che restituisca alla terra i suoi climi e le sue creazioni.

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