7 dicembre 2007

Ciò che siamo

http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/economia/censis-rapporto/derita-intervento/derita-intervento.html

Una fotografia perfetta di un paese deforme.
Uomini e donne di superficie che scivolano sulle vicende storiche senza che nessuna passione o motivazione o sacrificio li intrattenga. Nessuno sguardo oltre se stessi: malati di soggettivismo, familisti perchè cannibali, rovesciati verso la propria immagine e violenti, perchè questo siamo diventati, razza informe e violenta che si esprime dal ragazzino delinquenziale delle medie al sindaco di Treviso che invoca le SS e lo sterminio. Tra questo e quello...una indifferenza cronica, una preoccupazione narcisistica di sé.
La deriva di un popolo nasce dalla disistima di se stesso: i tedeschi dicono di noi che "sporchiamo il nostro nido". Un popolo schiavo non può aver stima di sé: non siamo cresciuti con la coscienza di un adulto ma quella di un chirichetto o portaborse. Chiunque di noi, italiano, si guarda allo specchio si sogna altrove perchè da sempre è portato a pensarsi come essere in gabbia che a partire dall'utero della madre onnipresente alla cattedra scolastica precaria o alla scrivania di un ufficio poco edificante, subisce il proprio destino, le proprie scelte: impariamo ad odiarci per la nostra impotenza. La rabbia diventa rancore e il rancore lamento continuo e turpiloquio.
Ne uscirebbe fuori altra materia se invece di imprecare contro ciò che siamo ci impegnassimo a svolgere il nostro dovere nel migliore dei modi, a soffrire con dignità e onestà, a testa bassa, tutti al lavoro come i cinesi ma con lo sguardo alla coscienza e il pensiero libero e autonomo dalla "mucillagine": non serve emigrare altrove, nella mitica England, nella sconfinata America...nell'isola che non c'è. Possiamo cambiare mare ma restiamo ciò che siamo
Popolo di sognatori, navigatori...nello spazio angusto delle proprie allucinazioni! Provo immensa pena per questi corpi senza anima che si ammucchiano davanti a un teleschermo o nei banchi di università.
Spegnere la tv e aprire un libro di storia o di filosofia diventa l'unica terapia possibile da applicare. Si ricominci a leggere per capire da quale errore abbiamo costruito una nazione..che non c'è.

Paese di sole, paese di cielo, paese di mare,
Paese di una noia mortale
Io, pieno di nostalgia per la mia Parigi
Sono qui, a Napoli, circondato da barbari
E mangio pesce
Cucinato senza amore.
(R.Vecchioni)

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