6 ottobre 2007

Pertugi di luce

Eppure non voglio smettere di sperare.
C'è tanto rumore, dalla strada e dalle case, dalle televisioni e dai giornali e neppure l'informazione delle news televisive sembra davvero informare: è il caos delle lingue dell'uomo che nascono dal profondo delle sue emozioni e dei desideri, dalle terre della psiche e dell'inconscio, caos consenguenziale ad una malattia dell'anima.
Allora nascono turbamenti, menzogne, ipocrisie e drammatici vuoti dalle quali l'astuto di turno trae profitto e costruisce imperi.
Eppure non voglio arrendermi: anche coloro che sono i miei aguzzini, che causano tanto disordine, che vivono e crescono come vampiri sul sangue di altri hanno bisogno di luce. Per questo non si può più parlare se non per dire che è tempo di silenzio.
Stop all the clocks, direbbe il poeta Auden, stop all the talks direi io: stop all the news and the images.
Impariamo a tacere e aspettare che le emozioni calino come il sole caldo del meriggio e nella penombra del tramonto ci mettiamo in ascolto: "emotion recollected in tranquillity" è l'insegnamento di Wordsworth.
Forse è tempo di far parlare i poeti e non i comici, gli uomini e le donne di pensiero e non più i politici, i monaci eremiti e non più le gerarchie delle chiese.
La parola ci è sfuggita ed è andata a finire nel circo di piazza e nei teatri di quart'ordine, nei bordelli osceni e negli altari del potere. Non tornerà più indietro se non ci sediamo ad attenderla.
Voglio sedermi al cospetto di me stessa, terreno sacro in cui il divino vuole operare e agire e permettere alle ore di dare luce e significato agli eventi di oggi, collettivi e personali.
"...il silenzio rimanda ad uno stato in cui conta unicamente l'essere: rimanda al divino. La traccia del divino nelle cose è preservata dal legame con il mondo del silenzio" (Max Picard -Il mondo del silenzio- Servitium ).
Per capire allora la storia di oggi, l'inquietante mondo della politica e dei media, delle dittature e degli innocenti divelti come fiori di campo, della forza del denaro e della debolezza dell'amore, devo tornare alle parole che lasciano traccie di vita e spirito.
Cristo è il mio maestro, è l'uomo che sarò, l'uomo del settimo giorno che mi annuncia con chiarezza: "come hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi!" e il pensiero va all'umanità ridotta a voto elettorale o a mostro consumatore. Sì, ci perseguitano, ci succhiano l'anima, ci tolgono il pensiero e la sua forza creatrice, ci eliminano dalla faccia della terra ma resistiamo al loro sogno di morte.
Il veleno del serpente non ci colpirà, nè lo sterminio di mezzogiorno perchè questo è l'annuncio e questa è la sua realizzazione: guardo la Birmania e dico "io credo", ho visto migliaia di uomini nelle strade non arresi al veleno dell'odio.
Ci sarà, ci deve essere un pertugio di luce, un buco nella rete, uno spazio di lucidità anche tra coloro che ci governano, anche nelle sacrestie, anche nelle carceri, anche nelle strade piene di lucciole.
Non resta che ascoltare dove è andato a posarsi il canto, la bellezza e la grazia di quello spirito "intelligente....inoffensivo...stabile..libero...amico dell'uomo" (Sap. 7)

The world is too much with us, late and soon
getting and spending, we lay waste our powers
little we see in Nature that is ours.
We have given our hearts away, a sordid boon!

eppure lo stesso poeta scrive:

For oft, when on my couch I lie
in vacant or in pensive mood
they (daffodils) flash upon that inward eye
which is the bliss of solitude
and then my heart with pleasure fills
and dances with the daffodils.

W. Wordsworth

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