17 luglio 2007

The nice- shoes beast

Il Financial Times ci chiede che fine abbia fatto il femminismo nell'Italia delle veline?
Questo blog ha denunciato, da mesi, la sottocultura di questo paese. Tuttavia abbiamo bisogno di sentircelo dire da un giornalista straniero per farne un caso e per conoscere il disprezzo di noi stesse che ci portiamo dentro.
La reazione è lasciata ai lettori che nei loro forum deviano su questioni insignificanti. In verità, la domanda da farsi è politica e ancora più complessa: l'Italia, ha qualcosa da insegnare al mondo in fatto di diritti umani?
Ha fallito nel femminismo, così nella giustizia, così nel rispetto del codice civile, del codice stradale, così nell'equità sociale.
Perchè mai la donna dovrebbe contare qualcosa se il punto di vista antropologico di partenza è quella dell'animale selvatico! Non è passato un giorno, in questi quarant'anni, in cui non abbia visto con i miei occhi quanto l'ingegno italico si sia ridotto ad essere nulla che edonismo sfrenato e culto del corpo, come feticcio da sostituire alla caduta degli dei.
Per poter evolvere, bisognerebbe avere dei valori, credere in un bisogno di cambiamento e in una evoluzione. Il vuoto pneumatico dell'era "cellulare" è vuoto esistenziale che divora i nostri neuroni: che sia un cervello maschile o femminile.

La donna non conta niente, come la vita sulle strade che si può annientare tra le lamiere o vomitare sui marciapiedi per un orgasmo in più. Certo, dietro secoli di storia cattolica-patriarcale la femmina o si innalza al modello della trascendenza o resta corpo senza anima.
E mi chiedo perchè solo i paesi protestanti siano riusciti a sviluppare una forza nel femminile da cambiare la storia delle loro donne! Poi non vi stupite perchè abbia rispetto per Lutero.
Francamente lascerei da parte lo scontro di civiltà con il maschio italico o i dibattiti sulle motivazioni che hanno portato a tanta involuzione. Vorrei rivolgere la parole alle donne e chiedere a loro di trovare le ragioni della resistenza.

Le donne sono madri e le madri crescono i loro maschi: è dal seno che succhiano il potere e la manipolazione. Se una madre non è nelle condizioni psicologiche e culturali di fare di un maschio un uomo, questo sì che avrà ripercussioni sul sociale. Quindi mi occuperai più che a sbranare il maschio, a investire energie per guarire dalla disistima, dal senso di pochezza e inutilità che si porta dietro da millenni.
Per passare dalla velina alla persona, dall'animale benvestito all'essere vivente in crescita, bisogna cominciare a raccontare alle donne che l'anima si alimenta con lo studio, l'arte, la letteratura, la scienza perchè anche loro possano raccontare ai loro figli e crescere il loro sentire e il loro immaginario. La donna italiana non sa visualizzare, se non l'immagine nel suo specchio: quale femmina tra noi è cresciuta senza la preoccupazione di piacere? di apparire fata o principessa?
Ed è qui la questione su cui devono lavorare le scienze psicanalitiche: dovremmo rielaborare i nostri miti profondi, riorganizzare l'immaginario, i modelli di riferimento fin dalla culla, fino dai banchi di scuola. Seminari e studi su come liberarsi dalle proporzioni dell'estetica greca, della fata bionda dagli occhi azzurri e tutto l'armamentario cavalleresco, dalle forme raffaellesche fino alle immagine del cinema e della moda: conoscere per liberarsi dalla "dipendenza", per "esorcizzare" culture maschili, visione di altri su di noi.
Comunque un fatto essenziale resta: le questioni girano intorno alla moneta! Il nudo, la velina, il corpo-merce è roba da gonfiare il mercato e la donna si offre alla logica del mercato quanto il maschio, dunque sta al gioco dell'abuso e della seduzione per servire il guadagno.
Il denaro non ha sesso, non ha miti, non ha immaginazione. Domina su tutte le cose e compra tutto. Anche la carne fresca dei bambini.
Gli Italiani oggi sono dediti così alla prostituzione di massa: per denaro, hanno venduto un paese intero, i suoi figli e le sue figlie. Le veline non sono che il risvolto becero di una tragedia collettiva.

4 Comments:

Blogger tartablu said...

Ciao Angela, come al solito metti il dito nella piaga, ma lascia spazio anche a donne come me, che hanno fatto il percorso del femminismo, poi quello del pensiero della differenza, e che hanno incontrato altre donne, anche giovani, lontane dallo stereotipo anni luce. Ci siamo, pensiamo, agiamo... e' che non solo non facciamo notizia, ma dobbiamo imparare a moltiplicarci meglio.
Comunque spero tutto bene in quel di CastelGandolfo, contenta di ritrovarti.
Baci a tutta la famigliola.
Tartablu

19/7/07 19:32  
Blogger angela said...

Cara, hai ragione, ho il vizio di guardare il mezzo bicchiere vuoto della nostra storia! Dammi coraggio con la tua testimonianza! Benritrovata a te!

19/7/07 23:42  
Anonymous luca said...

Da maschio, mi viene da dire: post interessante, interessanti spunti su un problema (quello dell'identitá dei sessi) su cui mi interrogo da un bel po' di tempo. Forse, una risposta alle tue domande puó arrivarti da un libro - coscientemente provocatorio - che sto leggendo in questi giorni: L'UOMO MASCHIO di Eric Zemmour. Se ne parla sul mio blog - anche se mancano le citazioni sul perché le donne oggi abbiano scelto tali strade.
Ad ogni modo, la situazione è critica. È vero: manca una mitolgia sana di riferimento, in grado di dare alla donna un'identità forte e stabile da non lasciarle il bisogno di ripudiare l'uomo come ruolo necessario, di cui ha bisogno, e appoggiarsi morbosamente ai propri figli e/o alla propria carriera (qualunque essa sia, compresa quella di velina).

27/7/07 12:54  
Anonymous luca said...

il mio blog: minimalia

27/7/07 12:56  

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