12 marzo 2007

Le donne

L'8 marzo è passato e ormai annoia persino le festeggiate.
Le mimose si continuano a vendere come la cioccolata, le uova di pasqua, profumi e belletti perchè così vuole l'industria.
Lo chiamano progresso e emancipazione della donna questo celebrare ogni anno i suoi diritti acquisiti...tuttavia il conto non mi torna.
Il nostro progresso vuol dire acquisizione di un altro livello di coscienza e di un nuovo modo di concepire la persona? Di una nuova antropologia?
Se guardo all'Occidente, devo riconoscere che alcune conquiste su carta sono state fatte ma le dichiarazioni politiche possono essere trovate pubblicitarie per la catarsi della propria storia nazionale e per liberarsi dal ricordo del crimine: penso ai diritti del popolo nero in America e a come sta ancora malconcio il popolo nero nella democratica America. Penso al gran parlare dell'accoglienza e dei diritti dei popoli, dell'intercultura, dell'integrazione e la vera faccia dell'esclusione sociale e della differenza tra cittadini di serie a e b in questa stessa Italia. Penso alle Chiese tutte nel mondo che predicano amore e pace ma assumono su se stesse per prime la schizoide separazione tra il maschile e femminile dopo che parlano di persona di Cristo, di Dio madre, dell'unione tra lo ying e lo yang, della dea Shiva ecc. ecc.
Così penso anche alle donne che la tecnologia ha "liberato" dalla schiavitù, regalando loro lavastoviglie e lavatrici per poi accettare senza troppo dolore di vivere in equilibrio precario tra lavoro, spesa, bambini, relazioni sociale e...prozac.
In ufficio, in casa, nei ministeri, ancora esiste una differenza di genere piuttosto acuta: calcolare quante donne dirigono un giornale che non sia un giornaletto di merletti e vestiti... si sa è una vecchia storia. Inutile parlare del rapporto tra i media e la donna: segno perverso di una dignità femminile ancora tutta da acquisire. Ho già scritto un post a riguardo.
Senza arrivare a Dolce&Gabbana che francamente non meritano tutta questa fanfara, sono la sconfitta del rispetto della diversità, proprio loro che dovrebbero avere a cuore i diritti di tutti, ma la pubblicità, il cinema, gli spettacoli in Tv raccontano che cosa è la sessualità e che disvalore acquisisce nell'immaginario collettivo.
Allora le donne non vanno perse di vista, prima che vengano relegate all'angolo delle cose passate, già superate, argomento inutile. Il prossimo 8 marzo bisognerebbe parlare -noi donne- delle altre che abitano altrove e che sono nell'80% della popolazione al di sotto di un dollaro al giorno.
Non ci sono solo i Talibani e l'Iraq con i loro veli e le loro lapidazioni, beninteso. In Sicilia come in Veneto, ancora si ammazzano le donne per gelosia e ancora si stuprano le donne per overdose di fallocentrismo e le notizie non fanno più rumore mentre le vittime restano devastate in maniera irreversibile. Tuttavia bisognerebbe riportare in superficie il mondo sommerso dove accadono le più atroci delle ingiustizie, cosa accade in un mondo come l'India, per esempio, paese in crescita economica, premiato agli Oscar con il suo Bollywood e terra custode di una bomba atomica. Insomma terra dove soldi-progresso-tecnologia fanno illudere di aver scavalcato secoli di disparità e abusi sui deboli. Da un articolo del Guardian di febbraio - India's missing girls - leggo sconvolta della sparizione annuale di 930.000 feti di femmine, di varia grandezza. Le famiglie indiane preferiscono i maschi che assicurano il nome, l'eredità, la protezione ai genitori anziani. Esperti hanno calcolato che l'India ha perso 10 milioni di femmine in vent'anni. Abortire in India è illegale tuttavia la legge non cancella una angoscia atavica: le femmine sono una disgrazia.
E le madri che eliminano questi feti o abbandonano bambine lo sanno bene. Le ragazze vengono vendute per matrimoni forzati per essere frequentemente solo forza lavoro e funzione sessuale; la ragazza da sposata porta la dote che una volta era un braccialetto d'oro, oggi è una lavatrice, un frigorifero, vacanze all'estero, macchine...insomma beni che portano la famiglia della sposa sul lastrico.
Ci sono delle leggi che condannano anche questo modello di relazione tra famiglie ma le leggi in Europa hanno fermato gli stupri? E mentre l'India continua a essere una potenza tecnologica, i valori non cambiano: così le multinazionali che vendono macchine per ecografie fanno affaroni e le ragazze espurgano le loro bimbe per fermare il gioco di società.
Si chiama schizofrenia, distruzione del tessuto sociale ed è sempre esistito solo che oggi la tecnica accellera il processo di distruzione di massa.
Noi donne d'occidente, quando ospitiamo nelle nostre nazioni, nelle città, nelle scuole le ragazze del Punjabi, del Pakistan, dell'Iran, dell'Afghanistan dovremmo guardare con profonda complicità questo femminile ferito e abusato e lavorare con loro ogni giorno, a partire dalle case, dai figli maschi, per una consapevolezza che orde di maschi violenti, senza guida, sottoacculturati, vuoti di disperazione possono affacciarsi dovunque ai confini di ogni popolo. Dobbiamo lavorare con queste donne per inventare una nuova agricoltura così come avvenne nella preistoria: seminare una diversa coscienza nel cuore dell'uomo.
E' necessario partire da qui, dalla regole di casa nostra...l'immigrazione è una ricchezza per un fiume di vittime ma anche per quel 20% che si aggira tra shopping inutili e affari e che ha perso di vista se stessa e la sua dignità mentre passa indifferente di fronte al calendario pornografico appeso in camera di suo figlio!

2 Comments:

Anonymous GRAZIA said...

Anche in questo sono d’accordissimo con te, purtroppo io sono più pessimista e temo che la percentuale di quelli che si aggirano tra shopping inutili, affari e aggiungerei istupidimento mediatico sia molto più alta.
Un abbraccio forte(anche per farti sentire meno la mancanza del tuo J) GRAZIA

13/3/07 10:46  
Blogger angela said...

sei molto dolce, abbraccio arrivato!

13/3/07 12:05  

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