28 novembre 2008

In sala d'attesa

E così l'America che ha eletto Obama non ha fatto un favore ad al-qaeda ma al-qaeda ha fatto un favore a Gasparri.
Ecco qui il mondo costruito da Bush e fratelli: rosso di sangue e nero di lutto.
L'India regurgita fondamentalismi e vomita morte nelle strade della povertà e del colonialismo, nella terra delle spezie e degli yogi.
Soddisfatto Gasparri che, insieme a tutti i guerrafondai di varia nazionalità, non si commuove di fronte a nessun ramo d'ulivo e rivede i giochi riaprirsi con colpi di scena da brivido.
I terroristi con i loro governi consenzienti e l'industria delle armi come sponsor fanno bene i loro calcoli: Obama sembrava aver rallentato la tensione, forse da ogni dove si cominciava a sperare in una nuova politica... eccolo il messaggio agli illusi del pacifismo, eccoli pronti i governi guerrafondai per allearsi contro l'umanità e i "filosofi della guerra" a pontificare sulla necessità di difendersi e rinforzarsi di piombo.
Sono stata seduta per ore, oggi, tra i pazienti di oncologia.
I miei occhi, che dopo ore di attesa patiscono le luci al neon e le pareti celeste-noia, si fissano su alcuni poster dell'India, misericordiosamente appesi da giorni sulle pareti, per veicolare la mente verso una nuova speranza: prima di morire, meglio vivere e farlo bene.
India...che ironia...una piega amara sulle mie labbra...spiagge, mare pervinca, cammelli, colori.
Il nostro terrorista è il cancro, agisce di nascosto, tra le trame ordinarie del quotidiano e fa saltare all'improvviso l'hotel-5-stelle del nostro corpo, lacerando sogni e membra.
La morte è già nel terrore dell'attesa: il corpo è attrezzato per sabotarci. Può tradirci.
Mi chiedo se i filosofi della guerra, quelli che urlano parole di morte e annientamento abbiano mai visitato reparti di terminali, abbiamo mai visto la deflagrazione dei corpi, gli occhi imbiancarsi, la schiuma dalla bocca quando l'alito di vita si spegne.
La morte: la guardano in televisione e credono di averla capita, vinta, superata.
Sono qui che penso alle metafore che ci inseguono nella poesia del giorno, perchè non c'è giorno senza poesia, senza interpretazione, senza una lettura "oltre" l'evidenza.
Il cancro è l'odio, l'alterazione dell'equilibrio e per disinnescarlo si usano termini da guerra: bombardare con la chemio, estirpare il carcinoma, combattere contro, la ricerca contro ecc.
Invece il cancro si CURA, questa è la parola: cura, attenzione, osservazione, collaborazione con il corpo perché il fenomeno si attenui, si fermi, regredisca.
Il terrorismo ha bisogno di un progetto di CURA della società malata e distorta, un piano teraupetico sull'ingiustizia e sulla diseguaglianza.
Il terrorismo non si sconfigge con la ritorsione ma con una politica che tolga ai guerrafondai i fondi monetari, le banche dove depositano il sangue in banconote, le connessioni con l'industrie internazionali di armi e un grande lavoro di acculturazione della gente: gente a cui prima va assicurato pane e lavoro.
L'odio si affama negandogli il mito: quella della razza, della religione, dello stato.
Per ora è solo l'utopia che guida i pensieri eppure, vent'anni o trent'anni fa sembrava un'utopia guarire dal cancro o sopravvivere più a lungo.
La ricerca scientifica non si è mai fermata a riguardo: perché dovrebbe arrestarsi la politica o l'economia o la società civile?
Un poster portava la foto di una donna in posizione yoga e in profonda meditazione.
Ho chiuso gli occhi e ho pregato per i morti che lasciavano l'India degli orrori e li ho immaginati fluttuare sulla terra, bagnarsi sulle rive del Gange e oltrepassare il Kailasa.
Tra le nevi e l'aria trasparente, respirare una dimensione fresca e nuova e vivere, per la prima volta vivere, in assoluta e totale pienezza!
Poi, ho rivolto lo sguardo a noi donne, con parrucche e senza sopraciglia, le giovani dallo sguardo perso, me stessa, confusa e stanca e ho chiesto ai morti di coprirci anche solo per un attimo con quella soffice neve: un manto di dolce luce sulle nostre ferite!

16 Comments:

Blogger Arnicamontana said...

Mi sono piaciute queste riflessioni, soprattutto perché pongono l'accento sulla CURA, che però include la volontà...quella che manca per curare la società e guarirla dalla violenza, come può accadere col cancro. Metafora efficace. Un saluto, A'

28/11/08 22:00  
Blogger sileno said...

Come sempre i tuoi post aprono delle praterie sconfinate di riflessione e sai aprire nel profondo dello spirito per il tuo grande amore per gli ultimi.
Un forte abbraccio e dal Re Lear di Shakespeare, un pensiero:

"Quando nel dolore si hanno compagni che lo condividono, l'animo può superare molte sofferenze".

Sileno

28/11/08 23:45  
Blogger l'incarcerato said...

Posso dire che hai una scrittura meravigliosa?

Sei riuscita a toccare tutti argomenti che ci toccano da vicino, dalla guerra,delle parole, quelle delle armi, e quelle del nostro corpo... Sei riuscita a parlare dell'India, il suo volto tragico, quello del terrorismo e dell'estrema povertà.

E noi che siamo affascinati dal suo aspetto, diciamo esoterico.

Per ultimo c'è l'utopia. Anche l'abolizione della schiavitù sembrava un utopia, il voto alle donne un utopia.

L'utopia esiste per colpa nostra, perchè siamo noi convinti che le cose siano irrealizzabili.

Grazie per il tuo prezioso commento.

29/11/08 09:31  
Blogger digito ergo sum said...

gran bel post, e non ne sono stupito.

la cura? comincia e passa da un concetto semplice: gli americani devono smettere di fare scuola.

ognuno ci legga quel che gli pare. ho detto solo la mia.

buon fine settimana

29/11/08 10:36  
Blogger giorgio said...

Sono assolutamente d'accordo con te: il cancro si cura esattamente nel modo che indichi tu. Io ho visto diversi pazienti affetti da tumore trovare il senso, la motivazione della loro patologia e di conseguenza riuscire a dialogarci, a fermarla, modificando radicalmente il loro modo di vivere e accrescendo la conoscenza di sè.
Quanto al concetto di cura di cui parli, oggi ho pubblicato un post proprio sullo stesso argomento.
Buona domenica!
Giorgio.

29/11/08 11:13  
Blogger Daniele Verzetti il Rockpoeta said...

Aggiungere qualcosa alle tue splendide parole ed al commento dell'incarcerato è ardua,

Trovo molto poetica anche se, forse, velata di una punta d'amarezza, la conclusione del tuo post.

Una richiesta di dolcezza da anime libere dal corpo nella speranza che la loro eterea purezza ci possa abbracciare.

Vorrei sentire anch'io quell'abbraccio, ma sono più scettico...

Utopia:concordo sempre con l'Incarcerato e aggiungo che a volte diventa realtà quando ci sono uomini che hanno il merito di non credere alla sua esistenza e pensano che tutto sia realizzabile.

Ciao
Daniele

29/11/08 12:03  
Anonymous Aicha said...

Stringo forte a me questa Donna che ogni giorno ammiro sempre di più...
Mi auguro che il brano che ho scelto del Boss ti faccia emozionare così come emoziona me...
T.

29/11/08 18:28  
Anonymous Anonimo said...

difficile commentare le tue riflessioni Angela,ma grazie per tutto quello che condividi con noi.
Buona domenica,
aria

30/11/08 15:39  
Blogger Farfallaleggera said...

Io non ho parole, non riesco a dirti nulla, non posso fare altro che leggerti e immaginarmi seduta accanto a te, in silenzio, che ti guardo e ti sorrido...Bacio giò

1/12/08 08:47  
Blogger Angela said...

ehi bella gente, voi che passate di qua e lasciate carezze...vi ringrazio!

1/12/08 12:25  
Blogger luposelvatico said...

Si cura solo quel che si è capaci di amare.
Chi ama trova sempre il tempo, le parole, il motivo per fermarsi, sedersi e ascoltare.
Che sia il proprio corpo che improvvisamente sfugge al controllo, o la propria anima affacciata d'improvviso sul vuoto immenso lasciato da una scomparsa, o le persone che ti hanno dato la vita, o coloro con cui desideri ardentemente condividerla.
Non c'è altro modo per curare che fermarsi, non c'è altro modo per amare che saper aspettare.
Essere pazienti, conoscere il valore del silenzio e dell'attesa. Smettere di interpretare, e limitarsi ad ascoltare, sperando di capire, sperando di entrare in sintonia con quel che si vuole comprendere.
Non è facile, certo: ma - in qualche modo - ad ognuno di noi la vita offre l'opportunità di iniziare a farlo.

2/12/08 08:51  
Blogger Angela said...

e non c'è altro modo per curare che accogliere e abbracciare la propria umanità!

2/12/08 09:36  
Blogger Franca said...

"...Il terrorismo ha bisogno di un progetto di CURA della società malata e distorta, un piano terapeutico sull'ingiustizia e sulla diseguaglianza...

Perfette. Queste parole sono perfette.
Solo sanando le profonde diseguaglianze che dividono i nostri mondi potrà essere vinto il terrorismo. Non potranno farlo le guerre di Bush.
Siamo andati, ufficialmente a fermare il terrorismo, in realtà per i nostri sporchi interessi economici, a distruggere interi paesi: oggi la nostra sconfitta è evidente...
Ma dobbiamo continuare a sperare che un altro mondo è possibile.
E la speranza, la voglia di credere veramente in qualcosa e che questo qualcosa potrà realizzarsi è la cura migliore che abbiamo. In tutti i campi...

Ti ringrazio per la visita che ho ricambiato con piacere

2/12/08 11:15  
Blogger marina said...

cara Angela è difficile aggiungere qualche cosa alle tue parole. Eppure sento il bisogno almeno di dirti grazie. Ti ho seguita nei tuoi pensieri, ritrovandovi l'umanità ricca che ti conosco e la lucidità che servirebbe ai potenti della terra. Ma sentendo anche l'ammirazione per la tua scrittura e l'affetto per te
un abbraccio, marina

2/12/08 11:51  
Anonymous Aicha said...

Domani dovrebbe esserci il sole... quindi un po' di buonumore ce lo trasmetterà la Natura... io però ti auguro di ritrovare in te il sole tutto l'anno, soprattutto nelle giornate no che non sono poche... un sorriso emozionato al pensiero del gran momento di condivisione che ci sarà x te il prossimo w.e...
ti abbraccio
Aicha

6/12/08 18:23  
Blogger Angela said...

Grazie Aicha...c'è sempre un posto per te...

6/12/08 18:26  

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