11 maggio 2006

a colei che piange

La persona bella che sei oggi e' la pianta che cresce sull'errore di ieri.
Con amore

2 Comments:

Anonymous Donato said...

Cara Angela. Leggo sempre la tua vita e quella di chi ti scrive. Cerco di trasformarla in preghiera. Stavo pregando su alcune parole di un servita che sta a Milano, amico di Turoldo, che mi aiuta molto con le sue parole...con la speranza che possano aiutare chi piange...
Donato

PREGARE SENZA STANCARSI

«Gesù disse loro una parabola per far vedere loro la necessità di pregare sempre senza stancarsi mai» (Lc 18,1).
«Senza stancarsi ». Ecco la parola chiave di questo “loghion”. Ma quanto è difficile non stancarci. Siamo tutti come Mosè che sentiva pesare le mani per la stanchezza (cfr. Es 17,12). Sì, perché facciamo tutti l'esperienza che talvolta Dio stanca, che pregare stanca, che perfino la famiglia talvolta ci stanca, che perfino vivere stanca.
«Senza stancarsi ». Questa espressione è una traduzione debole del verbo greco che indica esattamente l'abbandono delle armi da parte del soldato durante il combattimento; allora potremmo dire meglio: pregare senza abbandonare le armi, senza disertare, senza essere sopraffatti dalla paura o dalla viltà.
Allora capiamo che la preghiera è molto più di una domanda gridata verso il cielo, molto di più del pianto dei figli; è mescolare la nostra forza alla forza di Dio, è il coraggio del combattimento, è continuare la guerra del cuore, perché l'amore vinca l'odio, perché il perdono disarmi la vendetta, perché tu sappia farti prossimo alle solitudini.
E ancora, la preghiera stessa è un combattimento. Con Dio. Come Giacobbe che lotta con l'angelo (cfr. Gen 32,25), come Mosè in viaggio verso l'Egitto (cfr. Es 4,24). In questa lotta il nostro avversario è Dio; il Diavolo invece è il nostro nemico.
Perché avversario è colui che ti sta «adversus », di fronte, girato verso te. Il nemico è colui che vuole la tua morte. Con l'avversano ci si misura, tra nemici ci si uccide.
L'avversario è Dio, il nemico è Satana. È Dio che dobbiamo raggiungere, afferrare, svelare. Noi dobbiamo misurarci con Dio: voglio vedere il tuo volto! (cfr. Sal 42,3); misurarci con le cose alte, con le alte temperature della vita morale. Il cristiano non si misura con i divieti, ma con il possibile.
La contesa con Dio ce la insegnano i profeti quando assediano il silenzio del cielo, assediando un Dio che non parla: «Squarcia i cieli e discendi!» (Is 63,19).
Come Mosè con le braccia alzate ad afferrare il cielo. Come Gesù che dice: «Chiedete... cercate... bussate »; o la vedova che non si stanca di fronte al giudice iniquo.

Pregate Dio senza deporre le armi. Perché è lui che vincerà, ma Dio non salva l'uomo senza l’uomo. Dio non ti fa violenza neppure per salvarti.
Pregate, senza abbandonare la lotta. Perché la vita, la verità, l'amore, la libertà patiscono violenza, per essere conquistati; perché essi appartengono ai forti, ai coraggiosi, a coloro che non temono.
A un monaco trappista, in Belgio, ponevo la domanda: « Quando ci si stanca di Dio, cosa dobbiamo fare? Tu non ti stanchi mai di Dio?» Mi guardò con occhi profondi e dolci e disse: « Vedi, noi siamo come nel giorno delle Palme, nel :
corteo che accompagna Gesù nell'entrata in Gerusalemme. C'è chi canta, chi stende i mantelli, chi è in testa al corteo, chi è in coda e fa più fatica, chi è più vicino a Gesù. Ma poi, poi c'è anche l'asino. Che fatica più di tutti, perché porta Gesù. E sente tutto il peso di quel cammino, di quel Dio, eppure è lui il più vicino a Cristo. Quando sentiamo fatica e stanchezza o il peso di Dio, forse siamo come l'asino del corteo, i più vicini a Cristo: stiamo portando il suo peso. E l'importante è continuare, perché appena dopo c'è Gerusalemme ».
Appena dopo. Il Vangelo dice: «E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui?
Li farà a lungo aspettare? Vi dico che farà loro giustizia prontamente» (Lc 18,7).
Forse è proprio questo ciò che più ci pesa: il ritardo di Dio.
E le nostre preghiere se ne vanno, e ci pare che nessuna tomi indietro a portare una risposta.
L'attesa si è fatta lunga. E per noi l'urgenza è ancora di imparare a leggere il ritardo di Dio.
Perché non fa finire le guerre? Perché non salva dalle più devastanti malattie? Perché lascia morire l'innocente? Perché non converte i corrotti?
Questi «perché» bruciano, questi «perché» stancano la preghiera; ma la risposta è ancora in quella parola: «Pregate senza deporre le armi », che vuol dire: pregate e lottate.
Ciò che dobbiamo imparare a leggere è il nostro ritardo nell 'impegno, nella lotta e nella contemplazione.
Non siamo noi a salvare il mondo, ma senza di noi il mondo non sarà salvato!
È la nostra stanchezza il ritardo della storia. È la nostra infedeltà che ritarda il Regno.
Allora impariamo di nuovo a molestare, come la vedova importuna, il nostro Dio, perché non manchi il pane e non manchi il coraggio quotidiano, perché non manchino l'amore e la profezia.
Il nostro compito non è interrogarci sul ritardo, ma forzare l'aurora, accelerare la venuta del Salvatore, ponendo segni e gesti e parole che riscattino i nostri comportamenti così spesso disumani.
Signore, quando non ho tempo,
donami qualcuno ch'io possa aiutare
almeno un istante.
Quando sono umiliato,
donami qualcuno di cui io possa tessere le lodi.
Quando sono scoraggiato,
mandami qualcuno da incoraggiare.
Quando ho bisogno
della comprensione degli altri,
donami qualcuno che ha bisogno della mia.
E quando non penso che a me stesso,
volgi i miei pensieri verso Qualcuno.

Ermes Ronchi

11/5/06 13:02  
Anonymous Anonimo said...

ho letto il tuo blog..... grazie! cammineremo insieme mano nella mano e al fine ci ritroveremo intorno al quel meraviglioso tavolo di rovere con tutti gli esseri umani di ieri e di oggi a mangiare pane caldo e bere il vino dell'alleanza. Grazie anche per quest'immagine così calda ed evocativa che porto sempre nel mio cuore per tirarla fuori ogni volta che il gelo mi attanaglia.
baci
stefy

11/5/06 14:35  

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