22 aprile 2006

ode a mio marito

Lode a te che ogni mattina, al risveglio, mi tendi la mano
per salvarmi dalle paure notturne e avviarmi al giorno,
giorno che spesso mi cade addosso come il macigno del sepolcro.
Qualcuno venga a rimuovere la pietra!
Ma tu sei fedelmente in attesa-ogni alba- affinche' lo spirito
trapassi il masso dei ricordi e i piedi poggino su un tappeto di carezze,
il passo si incoraggi verso l'azione abituale
come atto sublime e mai compiuto.
Io ti amo portatore di pace e di equilibrio
nella mia mente povera e logora di eventi spesso brutali,
lucidita' perduta dentro i solchi di una storia da sempre sconfitta.
Mio marito! mio e solo mio questo incanto
di umanita' compiuta che riversa vigore e tenerezza senza sosta
come se l'Immortale vivesse
attraverso la sua carne chiara, mai
stanca di rigenernarmi.
Io non conosco piu' la solitudine.
E la paura dell'abbandono.
Ho faticato tanto per credere che anche i morti risorgono
e che le infinite pasque si compiono
dove si consumano le infinite morti.
Il mio amore mi ha insegnato ad attraversare la notte
facendo dell'abbraccio il luogo del nascondimento e del pensiero
un corpo leggero e sospeso tra cielo e terra,
da lanciare nel vuoto e riderne nel rincorrerlo.
Il mio amore mi ha insegnato la leggerezza e l'infanzia.

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