23 maggio 2007

Alterazione di coscienza

Se i Rom li deportiamo sul grande raccordo o nei villaggi "speciali" dove deporteremo gli amministratori napoletani?
Se l'illegalità e la criminalità è extra-comunitaria, come chiameremo lo stile di un paese che ha più parlamentari inquisiti e il maggior numero di "delitti di Stato" tra le super-potenze? Extra-civile o extra-democratico?
Indossiamo le scarpe di Prada e diamo lezioni al mondo di eleganza senza denunciare che siamo sommersi dalla pattumeria delle nostre menzogne.
L'immondizia a Napoli è vendetta di camorra, è braccio di ferro contro l'idea di Stato, è odio degli uomini di stato contro la gente, gente esposta alla rabbia e alla manipolazione al punto da agire contro se stessi, come in un processo di annientamento del proprio senso umano.
Ridotti a ratti, come le pantegane che circolano sulle loro strade. Come i rom, i rumeni, gli albanesi ovvero gli intoccabili, i paria condannati fin dalla nascita a non evolvere, a non cambiare, figli di quella genetica che i grandi sistemi vorrebbero ogni giorno eliminare o immolare come la causa del loro fallimento.
Lasciare che le cose vadano alla deriva è strategia voluta, non accidente, è occulto lavoro a cui si piegano coloro che hanno bisogno della guerra tra "poveri", di aizzare un perdente contro un altro, un emarginato contro l'altro per chiamare "rumeno" l'orrore di cui sono testimoni o napoletano e così illudersi di aver dato volto alla "disfunzione".
Gli illuminati della stampa stanno a guardare e non vanno oltre questo sguardo opaco che fa loro dar voce al potere invece che scorticarne la pelle e guardarne dentro le piaghe.
Così si dirà che a Napoli è sempre stato così, che in Campania si muore di camorra, come in Africa di aids. E' il destino degli insignificanti.

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