25 dicembre 2006

England, land of glory

Vi scrivo dalla terra che mi ha ospitato per dieci lunghi anni e mi ha visto diventare adulta, in un paesaggio spettacolare di colline del sud-ovest: il Somerset. Ho avuto la fortuna di innamorarmi di un romantico uomo di Bath: città georgiana dalle mura bianchissime che emergono tra le nebbie dell'alba e appaiono come una visione, un sogno d'inverno, una luce di un regno sepolto...Camelot, la leggenda...qualcuno suppone che il mito sorgesse proprio lì.
E da Camelot-Bath è partito un giorno un Cavaliere in cerca di fortuna; in verità, attratto dalle radici romane della città, aveva scelto Roma come luogo di ricerca del suo Santo Graal: il Venerabile Collegio Inglese. Il Cavaliere voleva farsi monaco o prete o forse solo rispondere ad una inquietudine che una famiglia cattolica di origine irlandese poteva codificare unicamente come vocazione.
Sulle scale di un palazzo rinascimentale, presso una delle piazze più belle di Roma -Campo de fiori- il coraggioso incontrò una donna trasparente, ovvero smunta dalla fatica di una ricerca improbabile di un Santo Graal di cui le veniva negato l'accesso, perchè donna, perchè visionaria o nevrotica...uno spirito inquieto, eretico: io!
Ero la sua insegnante d'italiano: e qui mi viene in mente Paolo e Francesca, "Galeotto fu il libro e chi lo scrisse". Parlavamo di sintassi e lessico mentre si andava tessendo una trama d'altri tempi, un linguaggio inusuale di amicizia castissima, un dialogo tra coloro che si riconoscono dentro uno stesso desiderio. Sir James comprese fin da subito che in famiglia di prete ne bastava uno solo, io, e scelse in pochi mesi di lasciare il seminario, di annunciare pubblicamente l'intenzione di sposarmi e di rapirmi in una storia che è impossibile ascoltare se si è cinici di natura e non si crede nei sogni.
Ero cresciuta nella bella Roma senza alcun progetto romantico; dura e ferita non concedevo emozioni da libro rosa ma ,di nascosto a me stessa, leggevo Camera con Vista di Foster e le poesie di Yeats e sognavo l'uomo anarchico e profetico che sapeva scegliere il mistero, investire nell'improbabile, ascoltare nuove parole...
Così mi ritrovai a Bath, a camminare per le sue strade bianche, a entrare senza difese in una storia di altri, in una famiglia diversa, senza sconti: lanciata nel rogo di un'altra cattolicità che parlava il duro linguaggio dell'integralismo, ho finito per benedire e fare mio quel sano secolarismo che incontravo nelle istituzioni britanniche.
Sir James e io: sempre a cavallo, ad attraversare paesaggi e storie pur di continuare a credere a quell'identità libera e nuova che avevamo intravisto come potenziale in noi, se fossimo rimasti uniti. Dal sud-est, al sud-ovest: l'Inghilterra della campagna piccola e borghese, ma anche libera e eccentrica ci ha ospitato o costretto alla fuga. L'Inghilterra ci insegnava il valore della società civile ma ci respingeva con la sua presunzione di aver realizzato tutto l'umano nel Gentleman.
Ne abbiamo fatta di strada; anche oggi che abbiamo attraversato l'Italia e la Francia, mille e cinquecento chilometri per arrivare in tempo alla messa di Natale, ai Christmas carrols, ai minced pie e alle chocolate-mints, al Christmas pudding e allo yorkshire pudding, ai ricordi e alla memoria della infanzia delle nostre figlie, piccole principesse senza terra, nomadi spodestate dalle vicende più grandi di loro...Sir James e io, sempre in sella per nuove avventure con un bagaglio di volti e culture che valgono for ever mille terre e cento castelli.
Mentre il pomeriggio approdavo tra la nebbia delle bianche scogliere di Dover e i gabbiani mi tormentavano con i ricordi liceali dell'allora improponibile poesia d'oppio di Coleridge, pensavo con meraviglia a questa vita che è capace, se la lascio scorrere con libertà, se le permetto di prendermi ai fianchi, se non agisco per separare l'eros dalla filia e dall'agape, questa incredibile vita può disegnare ancora storie e percorsi di stravagante creatività.
Quando da ragazza, cantavo e traducevo le canzoni dei David Bowie, non credevo certo che un domani non lontano avrei aperto la porta ad un Cavaliere che parlava come Cary Grant e diceva parole che avevo ascoltato -con ironia- solo dal mondo del cinema:
Darling, would you like to marry me?
I do.

1 Comments:

Anonymous stefania said...

cara angela, come è bello aprire la pagine del tuo libro e immergersi sempre in nuove storie ed avventure... che fortunato privilegio poterti raggiungere, ovunque tu sia, attraverso il tuo blog e, mano nella mano, passeggiare nei tuoi boschi incantati con gnomi e fate che fanno il tifo per te! ti auguro ogni sorta di bene, di amore di felicità fisica e morale perchè tu, con il tuo spirito libero e temerario, sei il mio cavallo bianco, l'unico in grado di condurmi tra sentieri inesplorati senza paura di perdermi. Ti voglio un gran bene insieme al tuo principe azzurro e alle tue meravigliose principessine.... a prestissimo
baci
stef

27/12/06 20:20  

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