18 novembre 2006

La scuola che non c'è

Ieri ero lì, a casa di Turoldo.
C'era un incontro con Renzo Salvi, giornalista Rai, per un esposizione su Parola e comunicazione (Cittadella Ed.), un volume che evidenzia come il "parlare" di Turoldo fosse esigenza biologica per "dire" la verità intuita (e la poesia è stata la forma più diretta e essenziale di questo comunicare) e per "testimoniare" il proprio impegno nella storia. Pregnante l'espressione di Salvi sul vero "peccato" di Turoldo come di Balducci: la concupiscenza della parola, ovvero questo travasare nel discorso per seguire il pensiero giù nel profondo.
Il mio di pensiero, invece, è corso ad una immagine recente del grande comunicatore contemporaneo che usa i media per propaganda, fosse essa "fidei", politica, militare. Da una parte la Parola che si dona e si espande sulle labbra e gli scritti di uomini come Dossetti, Don Milani, Mazzolari, Zanotelli (tutti uomini in consonanza di idee e di affetti con Turoldo) e quindi perseguitata, spinta ai margini, fatta pietra d'inciampo e dall'altra la Parola rubata e mistificata che si infrange e si spezza in migliaia di parole che dicono altro che verità ma sono glorificate, osannate, mercificate e fatte verbo. La generazione dei nostri padri è cresciuta con uomini di portata umana e culturale come Turoldo e i suoi amici, tutti gli uomini del Concilio: non si può dire che la Voce non si sia fatta sentire! Eppure, che cosa ne hanno fatto dei questa profezia?
Sono piene le adunate dei venditori di niente e semideserte, quasi clandestine, quelle di coloro che parlano davvero all'uomo.
Turoldo e gli altri: mi commuovono. E' stata una scuola che non ha mai avuto aule ufficiali e problema di crocifissi esposti ma errante e libera ha portato messaggi nuovi a chi aveva orecchie per intendere.
Mi capitava di chiedere ai miei coetanei: Avete mai letto di Dossetti?
La mia generazione non sa più nulla. Quella a venire ancora meno. Ma tutti sanno i nomi delle fictions, dei reality, dei bestsellers.
La scuola che non c'è dovrebbe essere ascoltata perchè ha molto da dire; se avessi voce anch'io direi al Ministro Fioroni che la speranza per la scuola è lì nei nomi già incontrati. Se lui avesse coraggio...chiamare alla sua tavola rotonda il pensiero di questi immortali per educare a nuove prospettive. Sottrarre come prima cosa la scuola alla politica e agli istituti perchè non c'è più partito o religione che possa sostituire la società civile. Rigenerare i contenuti, produrre altri testi, altre tematiche, più urgenti: pensiamo se la scuola accogliesse l'appello del nobel Maathai Wangari e gli studenti si impegnassero a piantare alberi invece che grane e violenze e abusi. Se Fioroni scegliesse come docente itinerante nelle scuole Alex Zanotelli quegli idioti che oggi bruciano manichini e invocano sangue come se quello versato non bastasse comprenderebbero che Marx è niente senza Gandhi. E' urgente proclamare l'anno sabbatico in tutte le scuole italiane, un anno dedicato alla rieducazione dell'essere, allo studio finalizzato allo sviluppo della coscienza, alle ore trascorse nelle carceri e negli ospedali, all'uso dei media per la visione di documenti della storia di oggi. Ma quale sia il fine da sempre della scuola è evidente sotto gli occhi di tutti: vivere fine a se stessa, per dirla con Don Milani.

"anche il fine dei vostri ragazzi è un mistero. forse non esiste, forse è volgare. Giorno per giorno studiano per il registro, per la pagella, per il diploma. E intanto si distraggono dalle cose belle che studiano...tutto diventa voto e null'altro. Dietro quei fogli di carta c'è solo l'interesse individuale. Il diploma è quattrini..." Scuola di Barbiana- Lettera a una professoressa

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Che banalità: la mia Parola è giusta, l'altrui è sbagliata. Almeno i Sofisti erano più creativi!
La cultura è e sempre sarà elitaria (senza indagarne i motivi, anche antropologici): quanti pensi fossero, anche di contemporanei a lui, che avessero la curiosità di leggere Dossetti? Quanti oggi conoscono le Lettere Luterane? Pochi? Erano pochi anche allora, ed era già tutto scritto. Z.

20/11/06 11:19  
Blogger angela said...

Scrivo pensando ai cattolici che si aggirano nel paese e che si reputano i difensori dell'identità cristiana.Fioroni è stato il primo a citare don Milani all'indomani della sua nomina.
La mia polemica è verso chi difende le radici che non conosce, che non è interessato ad approfondire per farsene una idea sua. La Parola è una sola e non appartiene a nessuna istituzione religiosa in assoluto, questo è il mio punto di partenza.Quel giorno che leggeremo a scuola le Lettere luterane vorrà dire che non saremo più in Italia ma...in paradiso!
a

20/11/06 12:41  
Blogger giuliana said...

Credo che il problema non sia tanto la scuola in sé (che fa quello che può, forse), quanto l'idea di società civile, che sento sempre meno presente nelle coscienze di tutti. è lì che si trovano tutte le risposte alle stupide domande del tipo crocifisso esposto o nascosto, chador sì o no. però società civile vuol dire impegno, lavoro, e perchè no confronto e conversazione: tutte cose che costano molto, troppo rispetto a un'isola con 10 sedicenti vip. e chiedersi se la responsabilità è della scuola o della famiglia vuol dire entrare in un loop senza fine.
un caro saluto

24/11/06 11:01  
Blogger angela said...

sì, Giuliana, il problema è della società civile di cui la scuola è il luogo privilegiato. Se si spoglia di valori la prima, tantomeno la seconda. Io da ex insegnante vedo le cose dal punto di vista della scuola e da credente faccio appello a quei contenuti di uomini che sono stati più laici di quello che si crede.
Bisogna recuperare l'umano, a partire da noi stessi e utilizzare tutte le risorse.
Grazie davvero per la tua attenta lettura.
a

24/11/06 11:17  

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