30 marzo 2006

God's hunter

"Voci, sguardi che celebravano la bellezza del mondo, bastava essere attenti, presenti, distolti da se' per darsi a cio' che si offriva, corrispondere".
(Colette Nys Mazure)

Mi hanno chiesto quale e' il senso della mia fede.

Amare Dio e' decidere se esporsi al Sole o no.
Il Sole splende costantemente e la sua luce e' inalterata. Possiamo scegliere se esporci a quella luce semplicemente spostando l'oggetto della nostra attenzione da noi stessi a Lui, ovvero dal magma della nostra materia all'intensita' di quella luce, alla sua forza e al suo calore.Questa e' la trasformazione, l'illuminazione, la conversione delle energie verso l'Altro, rivolgere lo sguardo, l'attenzione, l'azione, la ricerca, l'immaginazione verso Colui che ci ama.

E' a questo punto che essere "buoni" non mi interessa piu', le azioni entro la morale non mi interessano piu': ovvero non solo quelle a definire una fede.Io non mi guardo piu' compiere il bene perche' il mio io e' relativo e la morale cambia, la percezione di se' cambia, la storia cambia.
Io guardo il Bene; lo osservo nel suo esplicarsi, lo cerco tra le incrostature delle azioni, lo scovo negli ossimori, lo colgo nell' infinitesimale, lo inseguo con un fiuto da cane partendo da un presupposto, da cio' che Lui ha detto di se'.


Allora fede per me e' decidere se alzarsi da quel posto d'ombra, dove i pensieri si accumulano sull'ansia di vivere e la paura di morire, per stendersi sul terreno spoglio -spoglio di considerazioni, giudizi, opinioni, idee, progetti- del proprio vivere ridotto al silenzio per esporsi ad un'altra Potenza.

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